Vita di un Tripser tra mare, terra e cucina: Roberto Di Virgilio

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Carissimi amici di Tripsy,

bentornati alla rubrica “Ti presento un Tripser”. Oggi facciamo la conoscenza di Roberto, direttamente da Vasto. Un po’ marinaio, un po’ contadino, un po’ montanaro (niente paura, per vivere fa l’avvocato), ama la sua terra tanto quanto ama visitare le terre degli altri. Quando viaggia gli piace restare stupito dai luoghi che non si aspetta, e ancora di più, quando incontra persone speciali.

Vita di un Tripser diviso tra terra e barca a vela

vita di un tripser

 

Come sei entrato in contatto con Tripsy?

Per caso, ascoltando la radio ho sentito l’intervista di Vincenzo Sciumbata su Radio24. Mentre ascoltavo la descrizione del progetto di Tripsy, qualcosa mi risuonava nella mente e mi diceva che di questo progetto dovevo far parte. Così ho visitato il sito ed ho mandato una mail. Ho poi avuto la conferma che Tripsy era quello che stavo cercando e che quello che offrivo era giusto per Tripsy.

Come nasce l’esperienza che proponi?

Le mie esperienze non nascono “a tavolino”, sono cose che amo fare per me. Il punto è che le cose che amo fare mi piace condividerle con gli altri. Non mi sento un tipo da “club esclusivo”, piuttosto da “più siamo e meglio stiamo”. Di certo non mi mancano gli amici, ma non è sempre facile trovare persone che mi seguono nel raccogliere le olive o nel fare la salsa di pomodoro! Quanto poi all’esperienza in barca, moltissimi mi dicono “sarebbe bellissimo” e in quel “sarebbe” ci sta tutta la distanza tra la comodità del sogno e la salita che bisogna percorrere per rendere i sogni realtà. Rivolgermi ad un pubblico potenzialmente vasto e sconosciuto mi dà maggiori opportunità di incontrare le persone giuste e tiene sveglio l’interesse per le nuove conoscenze e lo scambio di esperienze.

vita di un tripser

Che esperienza è? Come si svolge? A chi è rivolta?

“A vele spiegate” è una gita di un pomeriggio in barca a vela, adatta anche a chi non ha nessuna esperienza di navigazione. Qualche ora di relax nel pomeriggio estivo, un modo di vivere il mare diverso da quello tipico del bagnante. E’ il modo che preferisco, anche perché ho la fortuna di avere il “Christian III”, una barca a vela vecchia ma comoda. Se verrete vi racconterò la sua storia. L’esperienza acquisterà toni diversi a seconda delle condizioni del mare e del vento, d’altronde chi naviga a vela sa che deve adattarsi a come evolve la giornata. Se il mare è calmo ci sarà soprattutto relax, chiacchiere ed un bel bagno al largo di Punta Aderci, nel cuore della Riserva Regionale, per ammirare la Costa dei Trabocchi nei colori del  tramonto. Se ci sarà vento, saremo concentrati sulle vele e ci divertiremo a far andare al meglio il nostro “Christian”. In ogni caso potremo vedere la costa da una diversa prospettiva,  avvistare  delfini, ammirare uccelli marini, apprendere i termini marinari, i rudimenti della tecnica della navigazione, l’uso degli strumenti di bordo, i nodi. E dopo le fatiche del marinaio, potremo passare una serata in compagnia attorno ad un “brodetto di pesce alla vastese”.

vita di un tripser

Invece l’esperienza della salsa di pomodoro fatta in casa risponde all’esigenza di riscoprire lo stile di vita tipico della cultura contadina: l’autoproduzione come nuova risorsa di fronte ai limiti della cultura del consumo. Di queste cose si parla molto, ma con questa esperienza offro la possibilità di passare dalla teoria alla pratica. Realizzeremo tutti i passaggi: dalla raccolta dei pomodori alla lavorazione, fino alla sterilizzazione. Sono sicuro che la salsa che ne verrà fuori avrà un sapore diverso dalla salsa presa da un bancone del supermercato, e non solo (che banalità!) perché verrà da pomodori diversi, ma perché avrà il sapore di una giornata in cui il lavoro non ci è stato di peso perché fatto in compagnia, mentre ci raccontavamo le nostre storie.

L’esperienza delle olive, infine, è nata da un’altra idea: qualche tempo fa, infatti, ho avuto l’idea di trasformare una casa di campagna in casa-vacanze. E’ un posto molto suggestivo, con vista sulla vallata del Fiume Sangro, sospesa tra il massiccio della Majella ed il Mare Adriatico, circondata dal bosco della Riserva Naturale “Lecceta di Torino di Sangro”. In questa proprietà c’è un piccolo uliveto di una dozzina di piante: certamente poche per una produzione di tipo commerciale, ma abbastanza per fare una piccola provvista familiare di olio extra vergine di oliva. In verità questo impianto è stato un po’ trascurato negli ultimi anni, perché l’altro terreno che ho, più vicino alla casa dove abito, è stato preferito per una raccolta più comoda. Ma, grazie all’opportunità che mi è stata offerta da Tripsy, ho pensato di mettere questo uliveto a disposizione di chi vorrà cimentarsi con la raccolta delle olive. Ancora oggi coloro che hanno anche un piccolo pezzo di terra (e dalle mie parti sono tanti) nel periodo autunnale  chiamano a raccolta familiari ed amici per qualche giorno di lavoro comunitario. Un rito che non troverebbe più alcuna giustificazione se venisse letto attraverso la sola prospettiva economica: il valore commerciale dell’olio, infatti, che al supermercato si trova a pochi euro al litro, non giustificherebbe più un simile impegno di forza lavoro. Eppure la tradizione resiste.

Lecceta di Torino di Sangro

Dalla cultura contadina al business senza dimenticare le tradizioni

Bene, se questa tradizione resiste in barba ai dati economici vorrà pur dire che le persone ci trovano qualcosa. Vediamo allora se funziona anche con coloro che vengono da altri territori e da altre culture. La proposta, quindi è quella di uscire completamente dalla logica commerciale del “prezzo” ed entrare in quella contadina del “dono”: raccoglieremo quel che c’è, seguiremo tutta la preparazione del condimento principe della cucina mediterranea, dalla raccolta delle olive alla molitura, perché possiate portare a nelle vostre case un olio senza prezzo, frutto del vostro lavoro.

Se dovessi raccontare il tuo territorio ad un estraneo, che parole useresti?

E’ una terra che rimane lontana dai riflettori e dal grande business del turismo. E’ poco conosciuta ma lascia sempre stupito il visitatore per la varietà del paesaggio, dal mare all’alta montagna, per la ricchezza di testimonianze storico-artistiche, per il carattere e la laboriosità della gente.

Perchè le persone dovrebbero fare le tue esperienze?

Francamente mi cogli impreparato: è una domanda a cui non so rispondere. Sono tutte cose che mi piace fare, spero che anche altre persone possano condividere gli stati d’animo che provo mentre le vivo. Chissà, può essere che la risposta arrivi inaspettata da qualche recensione!

 

 

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